Alle porte del Sole, il Fontanone di Goriuda!

Alle porte del sole, ai confini del mare, quante volte col pensiero ti ho portato insieme a me (…), recita una vecchia canzone di Gigliola Cinquetti, oggi vorrei portarvi insieme a me ai confini della Cascata del Sole, meglio conosciuta come Fontanone di Goriuda!

La cascata del Sole

Alle porte del Sole!

Cosa c’entra la Cinquetti con il Friuli Venezia Giulia?

Niente!

Ma al cospetto della magnificenza del Fontanone mi è tornato in mente questo vecchio ritornello!

Dentro il Fontanone di Goriuda
La Val Raccolana vista dalla grotta di Goriuda

Perché? Vi starete domandando.

Perché l’ultimo tratto del Fontanone di Goriuda, la maestosa cascata che sfocia a metà della Val Raccolana, si chiama proprio così: Cascata del Sole. Infatti in questa cascata sembra proprio che il sole si intrappoli tra le goccioline di acqua nebulizzata.

Il laghetto ai piedi del Fontanone di Goriuda

Il fontanone di Goriuda, dopo un tortuoso percorso, fatto di meandri, sifoni e gallerie sotterranee, che si inabissano sul versante italiano del monte Canin fuoriesce, precipitando, con gran fragore, con un salto di oltre 80 metri, in un laghetto limpido, limpidissimo, di splendido color smeraldo, formando una cascata maestosa, che avvolge tutta l’atmosfera, in una nube di goccioline d’acqua che risplendono e soprattutto rinfrescano nelle giornate calde dell’estate.

Le stagioni del Fontanone di Goriuda

In realtà i mesi estivi non sarebbero i più indicati per visitare questo spettacolo della natura; è a primavera, con lo scioglimento neve e le forti piogge, che il Fontanone da il suo massimo spettacolo! Anche d’inverno lo spettacolo della cascata d’acqua gelata e notevole, però che volete che vi dica, io nei mesi di gran calura lo preferisco!

Immaginate di lasciare il caldo afoso della pianura e risalire le Prealpi friulane, fino a Chiusaforte, qui girare verso Sella Nevea e a metà della Val Raccolana (proprio prima dei “brutti” tornanti, che portano a Sella) trovarvi immersi in un oasi di pace, tranquillità e frescura.

Lasciata l’autovettura nel parcheggio all’altezza del laghetto antistante il ristorante Fontanone (dove si possono assaporare buonissimi filetti di trote salmonata o ancor meglio gustose trote alla griglia), si trova un sentiero, ben indicato, che inerpicandosi, nel fitto del bosco di faggi e abeti, ci conduce in pochi minuti al cospetto della nostra cascata.

Passeggiando tra le acque

Ok lo ammetto, il getto d’acqua in estate è meno imponente.  Però volete mettete la bellezza di poter camminare dietro la Cascata, all’interno della grotta, rinfrescarsi senza essere infastiditi dalle goccioline, che inevitabilmente ci bagnano e senza dover neppure indossare l’impermeabile, anzi beneficiando dell’aria umida e nebulizzata che reca frescura e allevia il calore estivo.

Ma com’è nasce questa cascata?  

Dal punto di vista geologico la cascata scaturisce al contatto tra due diverse formazioni rocciose di diversa permeabilità: sotto la Dolomia Principale, che crea il basamento del massiccio del Canin e sopra il Calcare più permeabile.

Le acque che incanalate danno vita al Fontanone, derivano da un esteso sistema di cavità carsiche, che convogliano le acque del bacino a nord del Monte Canin e hanno carattere perenne ma con portata variabile, che varia a seconda delle precipitazioni.

Oltre all’aspetto geologico, la grotta è motivo di racconti storici locali, che si tramandano nel racconto della leggenda dell’Orco Goriuda e nanetti Goriuz.

Il racconto dell’Orco del Fontanone di Goriuda

Si narra che, Goriuda e i Goriuz adorassero nascondersi nelle piccole caverne e grotte, createsi lungo i pendi della montagna. Dimora preferita di Goriuda era l’ampia grotta da cui scendevano le fresche acque del Monte Canin.

L’Orco era assai temuto, per i suoi diabolici dispetti.

Se qualcuno, dopo il suono dell’Ave Maria, si inoltrava nella valle, poteva scorgerlo su un ponte oppure sul torrente, intento a far rotolare enormi macigni che, giunti sulla strada, sparivano poi misteriosamente.

Goriuda abbiamo detto si divertiva a spaventare i passanti, per poi ridere come un pazzo.

Un altro scherzo prediletto era quello di lasciar scorrere numerosi gomitoli di filo, lungo le balze della montagna ed attendete le donne si precipitassero a raccoglierli. Una volta arrivati a raccogliere

; le donne si precipitavano a raccoglierli, ma questi si tramutavano tosto in tanti sorci.

Un alpigiano, a cui era toccata una di queste spiacevoli avventure, aveva giurato, di vendicarsi.

Goriuz nel bosco

Una sera, l’uomo staccò dalla parete del focolare il fucile, lo caricò con della polvere benedetta, un pezzo di cero pasquale, due foglie d’olivo e grossa pallottola, dove in precedenza, con il coltello, aveva incisa una croce, si pose quindi alla finestra aspettando.

Quando l’Orco fu a giusto tiro, l’alpigiano lasciò partire il colpo dicendo: “Sante Bàrbure benedete, faseit che ‘a ‘i le rivi drete” (Santa Barbara benedetta, fa che gli arrivi diretta).

Subito echeggiò un gran urlo, e poco dopo tutti videro l’Orco arrampicarsi zoppicando sull’erto pendio e scomparire nella fessura del Fontanone di Goriuda. L’Orco rimase ivi rintanato parecchio tempo, a piangere ed a lamentarsi.

La cascata del Sole

Trascorsi quindici giorni, l’Orco uscì dal suo covo, passando accanto al casolare del suo feritore, giù dal camino, col suo vocione, gli urlò: “Me l’hai fatta, amico, e mai più mi rivedrai da queste parti…”.

Così la Val Raccolana fu liberata dalla malefica presenza dell’Orco e guadagnò il fontanone di Goriuda.

Ringraziamo allora il coraggioso valligiano, che ci ha liberati dallo spaventoso Orco regalandoci al suo posto una meraviglia della natura!

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