E le cicale, cicale, cicale, cicale… in pineta a Lignano

Pineta a Lignano

L’estate sta finendo un anno se ne va… le giornate sono buone, le temperature gradevoli, ci si possono concedere ancora alcuni bagni al mare e io mi ritrovo a rimirare la pineta, a Lignano Sabbiadoro.

Nel silenzio assordante del primo pomeriggio, mentre me ne sto comodamente seduta in terrazzo, immersa nella fragorosa quiete della pineta, a riflettere, (beh forse in realtà mi stavo pure appisolando) di colpo sento il frinire di una cicala!

La pineta di Lignano
Osservando la pineta in un giorno di settembre a Lignano

Il frinire delle cicale può essere quasi rumoroso a lignano in pineta

Di solito il frinire delle cicale è un sottofondo musicale, un accompagnamento, stile pianobar, che inconsciamente si ignora, ma ogni tanto all’improvviso, il frinire diventa un urlo, un rumore roboante, che non si puo più ignorare!

I quel preciso momento tutto cambia! Il frinire diventa un suono, un canto ripetitivo, monotono, quasi snervante, stancante, fragoroso. Ti verrebbe voglia di spegnerle, di abbassare il volume, di urlare: SILENZIO! Invece, no non si può le cicale restano in sottofondo…

Le cicale. Giosuè Carducci

Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide

mattinate; cominciano ad accordare in lirica

monotonia le voci argute e squillanti.

Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi;

poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove,

pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta

d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e

canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi

dei mietitori.

Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere

solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura

canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino…

pare che essa la terra dalla perenne gioventù del suo seno espanda

in un inno immenso il giubilo de’ suoi sempre nuovi amori co’l sole.

Mi torna in mente Carducci, ma non siamo a giugno siamo a settembre! Eppure le nostre care cicale ci sono ancora.

La cicala e la formica

Non dovete più cantare: la sapete la storia della cicala e della formica? Sì la favola di Esopo che ci raccontavano da bambini, per spiegarci che dovevamo studiare per non arrivare a scuola impreparaati e con tutti i compiti ancora da fare!

C’era una volta un’estate calda calda, e una cicala a cui non piaceva né sudare né far fatica. L’unica cosa che le piaceva fare era cantare tutto il giorno.

Sotto il ramo dell’albero dove stava sdraiata comoda la cicala, passava avanti e indietro una formica, tutta indaffarata a portare sulla sua schiena un sacco di cose: pezzetti di cibo, sassolini, legnetti ecc.

La cicala, vedendo quanto era sudata la formica, iniziò a prenderla in giro:

– Vieni quassù con me, signora formica. Fa più fresco e, mentre ti riposi, cantiamo insieme qualche canzone – e, così dicendo, iniziò a cantare.

– Grazie mille per l’invito, signora cicala, ma io sono molto indaffarata a mettere via provviste per l’inverno e a sistemare la mia casetta per proteggermi dal freddo, quando arriverà – e, così dicendo, continuò ad andare avanti e indietro per il prato, indaffarata.

– Ma l’estate è ancora lunga – continuò la cicala – e l’inverno ancora lontano. Non preoccuparti adesso, ci sarà tempo più avanti per mettere via le provviste!

La formica scosse un po’ la testa e continuò imperterrita il suo lavoro, senza più badare alla cicala.

– Fai come vuoi, formica mia. Io intanto mi godo questa meravigliosa giornata standomene qui rilassata a riposare – e la cicala riprese a cantare un’altra canzone.

Ma i giorni e poi i mesi passarono veloci, ed ecco che, puntuale, arrivò l’inverno, col suo freddo e col suo ghiaccio.

La cicala vagava per i campi e i prati arrabattandosi come poteva, recuperando qua e là qualcosa da mangiare e riparandosi dal freddo dove capitava.

Mentre questi pensieri si accavallano nella mia mente un ininterrotto canto di cicale mi riporta alla realtà. Di colpo mi accorgo che il silenzio poi non è così silenzioso, anzi può essere molto rumoroso! Ma è la realtà o è il ricordo dell’estate appena passata?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.