Tradizioni pasquali in Friuli Venezia Giulia

I dolci di Pasqua in Friuli Venezia Giulia, oltre la colomba c’è di più

Pasqua in Friuli Venezia Giulia
Pasqua in Friuli Venezia Giulia

I dolci di Pasqua in Friuli Venezia Giulia sono un rito molto sentito e radicato. Infatti qui alle tradizionali manifestazioni e celebrazioni religiose si associa una forte tradizione di dolci pasquali. All’uovo di cioccolato e alla colomba pasquale si mescolano colori, sapori e odori che vengono da lontano.

Se la Pasqua in Italia è dolce in Friuli Venezia Giulia lo è ancora di più!

Ovviamente come in tutta Italia la Pasqua in Friuli Venezia Giulia non può prescindere dal rito dell’uovo di Pasqua e della colomba pasquale.

Sapete perché e come questi sono diventati simboli della tradizione pasquale?

La tradizione dell’uovo di Pasqua nella cultura cristiana

La tradizione di regalare uova sembra sia nata in Mesopotamia. Qui fin da tempi antichissimi, per festeggiare la rinascita della natura, all’avvento della primavera, pare fosse uso scambiarsi semplici uova di gallina.

Ma come è arrivato dall’oriente l’uso delle uova di Pasqua fin da noi? Di preciso non si sa. Si ha però notizia di scambi di uova decorate già nel Medioevo

Uova sode tradizione pasquale

La diffusione dell’uovo come regalo pasquale pare sia nata in Germania.

In origine le uova venivano bollite avvolte in foglie, o assieme a fiori, in modo da assumere una colorazione dorata per essere regalate alla servitù.

A questa usanza popolare, sembra essersi poi affiancata una nuova moda: quella di creare uova artificiali rivestite in materiali preziosi: argento, platino e oro, destinate a regalo per aristocratici e nobili.


Uovo di Pasqua e le tradizioni pasquali

L’attuale tradizione dell’uovo di cioccolata sembra invece ricondurre all’inizio settecento al re Sole e ai mastri pasticceri di Torino, dove pare fosse in uso inserire un piccolo dono dentro uova di cioccolato.

I dolci di Pasqua in Friuli Venezia Giulia in bilico tra tradizioni germaniche, slave e italiane.

Ma torniamo a noi e ai dolci della tradizione pasquale in Friuli Venezia Giulia. Qui ovviamente e come poteva essere altrimenti, tutte queste tradizioni si compenetrano differenziandosi.

Infatti, come spesso accade in questa variegata regione di confine, le usanze variano moltissimo da zona a zona mescolandosi tra di loro e traendo ispirazione dalle nazioni vicine.
Se in montagna, soprattutto in Val Canale, le tradizioni si ispirano alla vicina Austria, a pochi chilometri di distanza, in val Resia, è la cultura popolare slovena a farla da padrone.
Se in Carnia, come nella pianura friulana, sono le radici cattoliche italiane a spadroneggiare, nel goriziano e nel triestino la cultura che viene da est lascia impronte molto profonde.

I dolci della tradizione pasquale in Friuli Venezia Giulia.

Come abbiamo già detto la Pasqua in FVG porta con se anche tradizioni ed usanze tipicamente italiane. pertanto sulle tavole pasquali non può mancare la colomba, che viene prodotta artigianalmente da tutte le migliori pasticcerie della regione.

La colomba pasquale nella tradizione italiana

Dolci pasquali - la colomba

Ma come nasce questa tradizione? Fra leggende e trovate commerciali la nascita della colomba pasquale è da ricercarsi in Lombardia.

La leggenda vuole che l’origine della colomba risalga all’epoca longobarda.

Re Alboino, durante l’assedio della città di Pavia, che dopo circa tre anni terminò proprio poco prima del periodo pasquale, ricevette in segno di pace come dono, dalla popolazione del luogo, un pane dolce a forma di colomba, .

Secondo la tradizione lombarda invece, il primo artefice del dolce fu San Colombano, celebre monaco irlandese. Giunto alla corte dei sovrani longobardi venne invitato in periodo di Quaresima, a un banchetto luculliano a base di carne. Il sant’uomo, imbarazzato per la ricchezza delle portate in un periodo di frugalità, decise di benedire i cibi prima di mangiare. Quando impose le mani però, i piatti di carne si trasformarono in bianche colombe di pane!

L’invenzione e commercializzazione della colomba di Pasqua, così come la conosciamo oggi, però avvenne soltanto nel 1930 in quel di Milano. Quando il pubblicitario Dino Villani, per una nota azienda dolciaria, lanciò sul mercato un dolce tipico pasquale. Il pubblicitario pensò di creare questo dolce risparmiando o meglio riciclando l’impasto dei panettoni. L’idea geniale fu però quella di dargli la forma di colomba (da sempre simbolo pasquale) e di rivestire la superficie con glassa all’amaretto e mandorle.

Ma torniamo ai nostri dolci pasquali in Friuli Venezia Giulia, che come abbiamo detto già più volte, a queste tradizioni nazionali affiancano particolarità locali.

E come spesso accade in regione, anche i dolci si differenziano tra il Friuli e la Venezia Giulia.

Dolci pasquali in Friuli

ll pranzo di Pasqua in Carnia si chiude con fujace di Pasche un tipo particolare di “focaccia” preparata con un impasto piuttosto grezzo di farina di granturco, uova, fichi secchi, pezzetti di cannella, zucchero e bicarbonato. Il tutto viene avvolto in foglie di granturco e posto a cuocere sotto la cenere. Ne esistono varianti locali: a Ovaro la “fujace di calostri”, caratterizzata dalla presenza di latte colostro e uva sultanina. A Verzegnis la “fujace” è caratteristica per il suo sapore agrodolce dovuto alla presenza di carote e mandorle grattugiate.

In pianura invece troviamo la fugassa (o fuatha) di solito di forma rotonda o di colomba con un uovo sodo al centro (simbolo della vita).

A metà tra Slovenia e Friuli e Venezia Giulia troviamo invece uno dei dolci più conosciuti di questa regione la Gubana.

Dolci tradizione di Pasqua in Friuli - La Gubana

Di questa regina delle tavole delle feste sia pasquali che natalizie se ne trovano due versioni diverse: quella della zona di Cividale, con un soffice involucro di pasta lievitata, e quella goriziana, rivestita da una sfoglia sottile e friabile.

La Gubana ha origini antichissime. Già all’inizio del ‘400 se ne trova infatti traccia in alcuni documenti storici delle Valli del Natisone, (le valli che collegano Cividale del Friuli e la Valle dell’Isonzo). Il ripieno è ricco di frutta e di canditi, non particolarmente dolce avvolto in una pasta, aromatizzata con le scorze di arancio e limone che le danno quell’aspetto ripiegato che giustifica l’etimologia del suo nome, che sembra derivare da “guba”, in sloveno piega.

Le principali tradizioni di Pasqua in Venezia Giulia

Spostandoci in Venezia Giulia troviamo altri dolci tipici : la pinza goriziana, soffice focaccia ricca di uova e burro, non troppo dolce, al profumo di vaniglia, rum, anice stellato e scorze di agrumi e il pan sporc, pasta lievitata ricca, “sporcata” con residui dei ripieni di gubane, putizze e foglie di ulivo.

Tipici dolci pasquali a Trieste

dolci di Pasqua a Trieste

Nel triestino invece le tradizioni pasquali più suggestive si legano al culto delle religioni orientali. Non sempre la Pasqua cattolica e quella ortodossa coincidono nelle date, ma quando questo accade a Trieste, nella chiesa serbo-ortodossa e in quella greco-ortodossa si può assistere a interessantissimi e inusuali riti religiosi.

La commistione di comunità di etnie e religioni diverse però a Trieste più che riti particolari ha prodotto inusuali e buonissimi dolci pasquali, che uniscono sapori balcanici a odori mediterranei.

Dolci di Pasqua di Trieste - Putizza

La putiza, si ottiene avvolgendo noci, uva sultanina, scorze di arancio candite, pinoli e cacao in una soffice pasta lievitata profumata di rum ed è forse la specialità più conosciuta della Pasqua triestina e la si trova oramai nelle pasticcerie tutto l’anno.
La sua origine è certamente slava, la parola deriva dal termine “potica” che vuol dire avvolgere, arrotolare.

La pinza, antica ricetta di pasta lievitata che nella sua forma ricorda la spugna imbevuta di aceto data a Gesù dai soldati.

Sulla pinza è tradizione fare tre o quattro tagli sulla sommità dell’impasto. Questi tagli nella tradizione cristiana simboleggiano il martirio di Cristo.
Questa sorta di pane non molto dolce, viene spesso accompagnato da cibi salati, in particolare il prosciutto con il rafano (o kren, come si chiama a Trieste) a diventare un gustoso spuntino, oppure da confetture nella sua variante dolce, perfetta per la colazione di Pasqua.


Un tempo la pinza triestina veniva preparata il giorno prima nelle cucine delle case private e poi portata quasi come un rito pasquale a cucinare presso chi disponeva di un forno adatto.

La titola un pane a forma di treccia, che si ottiene dalla stessa pasta della pinza con all’estremità un uovo colorato.


Secondo una tradizione sia nella cultura cattolica che in quella greco e serbo ortodossa, la forma della titola richiama quella dei chiodi usati nella crocifissione e le uova tinte tradizionalmente di rosso, (oggi si trovano di ogni colore) i sassi del Calvario, macchiati dal sangue che cola dalla Croce di Cristo.


Un tempo si dice le titole fossero destinate ai bambini. In generale le titole come di solito le conosciamo, erano destinate alle ragazze, mentre i gnezda o nidi ai ragazzi.
Ma confesso la mia ignoranza io i nidi non li ho mai visti.

Pinze e focacce, gubane, putizze e tutti i dolci della tradizione pasquali un tempo non si potevano consumare se non erano stati benedette durante la messa di Pasqua e infatti in molte zone del Friuli Venezia Giulia è ancora uso preparare un bel cestino e portarlo in chiesa per farlo benedire .

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