Orgoglio e pregiudizio a teatro

Siamo tutte Elisabeth Bennet divise tra orgoglio e pregiudizio.

Ok lo ammetto Orgoglio e pregiudizio è da sempre uno dei miei romanzi preferiti.

Lo so adesso molte e, soprattutto, molti di voi storceranno il naso. Con aria di superiorità mi liquideranno come “donnetta romantica” che piange leggendo favole e storie d’amore, perché nell’epoca dei generi fluidi, delle polemiche sui baci non consensuali, Jane Austen sembra stridere parecchio.

Invece no io ritengo che Elisabeth Bennet sia un’anitesignana del femminismo, quello buono. Quello che vuole elevare la donna a pari dignità dell’uomo, senza però stravolgerne la natura. Quella che combatte pregiudizi, differenze di casta e ceto. Quella che timidamente rivendica il diritto della donna ad avere una cultura, slegata da facili cliché. Il diritto di studiare, leggere e non solo di cantare e dipingere.

Il mondo descritto da Jane Austen nel suo romanzo più famoso può a prima vista sembrare lontano nello spazio e nel tempo. Certo parliamo di un Inghilterra ottocentesca, dove alle donne non era neppure permesso ereditare. Parliamo di un mondo apparentemente a noi lontano, con divisioni sociali nette e spesso inconcepibili.

È vero da quel mondo di passi ne sono stati fatti tanti. Le suffraggette, la rivoluzione del 68, tanti diritti e tanti doveri sono cambiati, oggi l’incipit di Orgoglio e Pregiudizio ci fa sorridere.

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio debba essere in cerca di moglie. Per quanto al suo primo apparire nel vicinato si sappia ben poco dei sentimenti e delle opinioni di quest’uomo, tale verità è così radicata nella mente delle famiglie dei dintorni, da considerarlo legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro figlie.

Noi siamo diverse, la nostra società e diversa, le nostre famiglie sono diverse!

Per fortuna sì! La mentalità è cambiata, anche se mia nonna, quando ero bambina mi aveva istituito sui modi da signorina dabbene, sulle regole da seguire ai balli in società, su le usanze dei debutti in società e su come bere una tazza di tè quando si va in visita. Mi aveva spiegato tutto ersino sul carnet e su come porgerlo ai giovanotti per far sì che si prenotassero per un ballo.

No non sono impazzita e mia nonna non era una nobildonna. Era soltanto nata e cresciuta nella prima metà del secolo scorso, fuori dall’Italia, in un ambiente in cui queste cose avevano ancora un senso e un’importanza. Giustamente lei le tramandava alla sua nipote più grande per far sì che sapesse come comportarsi nel mondo.

Non ridete! La lezione su come far appuntare un ballo non mi è mai servita, anzi vi dirò di più non ho mai partecipato ad un ballo. Forse sono rimasta così traumatizzata dall’idea di avere un registro danzante che ho sempre evitato persino le discoteche… anche se, a ben pensare, in tempo di Covid, con le norme di tracciamento, magari l’idea di un brogliaccio appuntamenti danzanti potrebbe essere utile a far ripartire l’economia del mondo della notte.

Ma non diciamolo troppo in giro…

La lezione su come sorseggiare una tazza di the, mangiando un pasticcino, evitando di sbriciolare a terra, invece mi è stata utile e chissà che un po’ di buone vecchie maniere non potrebbero tornar utili anche alle più giovani!

Ma torniamo al nostro Orgoglio e pregiudizio. Il mondo descritto dalla Austin è sicuramente un mondo arcaico in cui le donne sono relegate a ruolo comprimario.

Ne siamo sicuri? Le donne della Austin sono comprimarie?

Io non ne sono così certa!

Le protagoniste del romanzo sono loro, con la loro forza.

Jane e il suo fascino da fanciulla in fiore, la signora Bennet dai suoi modi naif e la zia con la sua straffottente arroganza da matriarca.

Orgoglio e pregiudizio una scena

Poi c’è lei Elisabeth e la sua caparbietà, la sua intelligenza, la sua sagacia, la sua ironia, capaci di far innamorare un uomo fino al punto di chiederle la mano ben due volte!

Se ci pensate sono loro a muovere le trame, a tessere la tela a far accadere la storia.

Gli uomini sono quasi sempre comprimari, il signor Bennet furbo e scaltro, disincantato, ma in realtà almeno nelle faccende di casa solo comprimario della moglie.

Lo scapolo d’oro, Charles Bingley, direi non pervenuto. Infondo non ha in tutta la vicenda non mai un idea propria, tranne quella di trasferirsi in campagna. Ogni sua azione viene sempre pilotata da qualcuno, sorella, amico, convenzioni sociali.

Poi c’è Mister Darcy, l’eroe romantico, l’uomo tutto d’un pezzo, incorruttibile, irremovibile. sprezzante e orgoglioso. Forse però l’unico in grado di pensare con la sua testa e combattuto tra orgoglio e pregiudizio di scegliere di seguire il proprio cuore, cambiando le regole della società, della sua educazione e anche del a suo cuore

Ammettiamolo chi non ha mai sognato un Mister Darcy?

Forse tutte in cur nostro, anche le più ciniche abbiamo sempre sperato di incontrare almeno una volta nella vita un nostro Mister Darcy, capace di combattere contro tutto e contro tutti e contro anche se stesso, per averci.

Infatti molti dei personaggi della letteratura e del cinema. anche i più moderni a lui si ispirano, penso a Mister Big di Sex and the city

Ma cosa c’entra tutto ciò con il Friuli Venezia Giulia? Perché ne scrivi qui su Moonlightloren?

Orgoglio e pregiudizio a teatro

Ah sì avete ragione ho dilagato. Dovevo parlare del nuovo spettacolo in scena, in questi giorni, al teatro Rossetti di Trieste.

Lo spettacolo che segna la vera riapertura di questa travagliata stagione di prosa.

Spettacolo che consiglio caldamente, perché porta finalmente, nuovamente in scena una compagnia teatrale, capace di richiamare a teatro un folto pubblico.

Orgoglio e pregiudizio al Rossetti-min

Ieri sera la sala era “notevolmente” piena, per quello che le attuali normative permettono.

Orgoglio e Pregiudizio in questa messa in scena teatrale con la regia di regia di Arturo Cirillo, da nuovo smalto a questo capolavoro senza tempo perchè come detto dal regista stesso:

Perché questo mondo sociale dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontano da noi.

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