A volte ritornano... i dolci di Eppinger

Alle volte ritornano… i dolci di Eppinger.

Oggi volevo raccontarvi una storia personale, che parte da lontano, da quando ero bambina. Una storia storia dolce, che sa di frutti di marzapane, di biscotti, di scatole di presnitz, di tv locali e di primi spot pubblicitari in tv. Una storia che sa di Trieste e di dolci di Eppinger.

I dolci di Eppinger nella mia vita

fave

Eravamo nei primi anni ’80, anni difficili, come quelli che stiamo vivendo, anni di crisi, di fabbriche che chiudono, di rinunce e di speranze di ripartenza. Io ero troppo piccolina per ricordare tutto nei dettagli; ricordo la paura, gli allarmi bomba, ricordo i discorsi dei “grandi”, che parlavano di cassa integrazione, di scioperi, di lavoro perso, di depressione, di pochi soldi.

Sì certo ricordo vagamente tutto ciò, ma soprattutto io ricordo: i dolci.

Ricordo papà che tornava a casa con prototipi di scatole di latta da scegliere, con biscottini da assaggiare alla sera, ricordo fave di tutti i colori, con nuovi gusti da testare.

No non è il caldo e non sto impazzendo. In quegli anni anni difficili a mio papà era chiesto di provare a salvare un importante ditta dolciaria triestina, l’Eppinger, che come molte altre industrie italiane rischiava la chiusura.

Io tutto questo a quel tempo non lo sapevo, io sapevo solo che papà lavorava nei dolci! Ed era bello avere un papà che la sera spesso tornava a casa con nuovi prodotti da provare.

Ricordo le merendine, le fave verdi, al pistacchio, i fruttini di marzapane dai nuovi colori e dalle nuove forme.

Ricordo che mi piaceva aiutare papà nel suo lavoro perché i dolci erano buoni, molto buoni e mi sentivo importante e utile!

Un giorno però papà ha smesso di portare a casa i buoni dolci, ha cambiato lavoro, si è trasferito a lavorare fuori Trieste. Abbiamo iniziato a parlare di trasferimento, di edilizia, di impermeabilizzanti, di cose che a una ragazzina non interessavano…

Soltanto molti anni dopo ho capito che papà non aveva cambiato lavoro perché si era stancato o perché voleva guadagnare più soldi, ma perché l‘Eppinger stava chiudendo…

Quando nel 2005 ho saputo che I fondatori della pasticceria Bom Bom, avevano rivelato il marchio Eppinger ne sono stata così contenta, che subito sono corsa a comprare un sacchetto di fave, per riassaporare i gusti mai dimenticati della mia infanzia.

Non potete perciò immaginare la mia gioia quando un paio di settimane fa sono stata invitata a una degustazione per assaggiare la nuova linea di prodotti proprio della Eppinger caffè.

Il cerchio si chiudeva, il passato tornava a riproporsi, io potevo nuovamente dire la mia e contribuire a rilanciare il nome di Trieste e dei suoi dolci.

I dolci di Eppinger e la loro storia

Prima di andare all’Eppinger caffè, il bar che si trova in via Dante 2, in pieno centro a Trieste, tra Piazza Unità e Piazza San Antonio e che vanta una lunga e antica tradizione di pasticceria e caffetteria, ho fatto un pochino di ricerche e ho scoperto la storia di questa pasticceria triestina.

Ho scoperto che, nel 1848, la famiglia Eppinger si trasferì dalla Boemia a Trieste ed aprì una piccola pasticceria.
La pasticceria restò di piccole dimensioni fino al 1920, quando l’azienda si trasferì in via Conti in un grande edificio, che venne però bombardata e chiusa nel 1944. Nel dopoguerra la ditta Eppinger trovò casa nel nuovo centro città e in seguito nella nuova zona industriale di Trieste.
Negli anni ’70 diventò una società per azioni di buon successo, fino agli anni ’80, quando si iniziò a parlare della sua liquidazione che avvenne nel 1986 e di questa storia ne sapevo qualcosa.

Ma basta parlare di passato fatemi raccontare le novità!

Orgogliosa ed emozionata perciò mi sono recata all’Eppinger caffè, per l’Eppiday, una degustazione che parla di territorio, tradizione e innovazione.

Oh eppi day
Oh Eppi day

Le novità dolci di Eppinger caffè: i nuovi pasticcini!

In un caldo venerdì di giugno il titolare Sebastiano Scaggiante, con il giovane Michele Gottardi ci ha raccontato del loro affascinante lavoro. La ricerca di gusti sempre più raffinati, da declinare in una nuova pasticceria gourmet, senza però mai perdere di vista la valorizzazione dei dolci tipici del nostro territorio.

Eppinger - lo staff

Nel pomeriggio abbiamo ascoltato Sebastiano raccontarci della sua pasticceria e della sua idea di ripartenza, abbiamo sentito Michele spiegarci delle sue “avventure” in estremo oriente e di come il dolce venga concepito in quei paesi così lontani, ma al contempo così vicini.

Abbiamo assaggiato le loro idee di commistione di gusti.

Il capo in B
il capo in b
I caffè della tradizione triestina , nero e capo in B

Dolci novità come macaron al pistacchio e sale di Pirano o il tatin di pesche con frolla, nocciola e mousse alla mandorla, ma soprattutto il “capo in B“, una rivisitazione, formato dolcetto mignon, del nostro amato caffè. Un bicchierino in cioccolato fondente che racchiude un cappuccino vero e proprio, ricoperto da golosa panna cremosa.

Da non perdere!

Le novità salate e dolci di Eppinger caffè: la pinza triestina senza lattosio!

Ma le novità non sono finite perché abbiamo assaggiato anche l’altra novità di casa Eppinger la famosa pinza triestina, il dolce della tradizione pasquale, proposto in versionesenza lattosio, in abbinamento a un buonissimo 1836 Pinot Nero spumante Brut, dell’azienda il Tasso .

pinza triestina con cotto

Non fatevi trarre dalla definizione senza lattosio perché in questa pinza non manca nulla! Il burro è stato degnamente sostituito!

cotto, spumante e pinza
pinza e cotto

Una pinza lievitata con l’olio extravergine d’oliva prodotto con gli ulivi coltivati localmente (a Canovella de’ Zoppoli, lungo la costiera triestina) a cui si aggiunge un ingrediente speciale: l’acqua del Golfo di Trieste che viene prelevata a 1,3 miglia dalla costa e 6 metri di profondità, trattata e sterilizzata ma non desalinizzata. È questo l’ingrediente segreto che la rende questa pinza Eppinger così morbida e soffice.

Merenda nell'oliveta - il cestino
Il cestino di prodotti tipici al Canovella Sunset picnic
panino pinza e cotto

La pinza triestina si può mangiare al naturale o in abbinamento a marmellate e cioccolato, oppure accompagnata ai salumi della tradizione triestina, come nel nostro caso da un prosciutto cotto caldo tagliato a mano. In realtà per me questa non si tratta di una novità perché la pinza all’acqua di Trieste l’avevo già assaggiata, in anteprima, durante il Canovella Sunset Picnic, come vi ho già raccontato sul blog del Friuli Venezia Giulia

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