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Halloween o Ognissanti tradizioni in Friuli Venezia Giulia

La tradizione di Halloween in Friuli Venezia Giulia è una “americanata” o fa parte delle vecchie usanze contadine, magari ereditate da vecchie tradizioni celtiche?

Siete fra coloro che storcono il naso di fronte a ragni penzolanti, mostriciattoli, pipistrelli di plastica, zucche, scherzetti e dolcetti neo arancio, che da qualche anno infestano case e negozi. pensando che la festa di Halloween sia una “americanata”, buona solo a muovere l’economia e a rimpinzare di merendine i nostri bambini?

Forse un po’ avete ragione, perché come tutto in questo strano mondo in cui viviamo ruota attorno al commercio e all’economia (e negli ultimi tempi abbiamo capito come questo sia importante nelle nostre vite di tutti i giorni), ma forse non è proprio così.

Halloween esiste da sempre in gran parte dell’Europa e anche della nostra regione, magari con nomi e contenuti leggermente diversi.

Halloween in Friuli Venezia Giulia zucche

Halloween in Friuli Venezia Giulia e in Europa esistono da sempre

Le origini della festa di Halloween sono assolutamente europee, addirittura sembra si possono far risalire all’antica Roma dove esisteva un rito detto “Mundus Cereris”.

Tradizioni di Halloween nell’antica Roma

Secondo gli antichi romani per tre giorni l’anno, e solo in quei tre giorni (24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre), il mondo dei vivi e quello dei morti comunicavano tra loro.

Il rito, denominato “Mundus Cereris“, prevedeva che una fossa dalla forma circolare venisse aperta, probabilmente al centro del Foro romano, il cui fondo comunicava col mondo dei morti e la cima con quello dei vivi e la volta celeste, mettendo in comunicazione il regno dei vivi e dei morti. Era questo il momento del “mundus patet” (il mondo è aperto), in cui le anime dei defunti potevano ritornare nel mondo dei vivi e aggirarsi a loro piacimento per la città.

Vi ricorda qualcosa? Fantasmi, zombie, scheletri, mostri dolcetti, scherzetti?

Halloween retaggio di tradizioni celtiche in Friuli e non solo

Appunto ma qui si parla di “mundus patet” non di Halloween, già il nome sembra una pagliacciata, direte voi irriducibili.

Forse neppure questo è vero:

La parola Halloween rappresenta una variante scozzese, dal nome completo All Hallows’ Eve che tradotto significa “Notte di tutti gli spiriti sacri”, cioè la vigilia di Ognissanti (in inglese arcaico “All Hallows’ Day”, moderno All Saints’ Day)

Fonte Wikipedia

Quindi Halloween vuol dire Ognissanti? All Saints’ Day equivale a Giorno di tutti i Santi! Niente di così moderno.

Ognissanti in FVG e in Istria: l’inizio del periodo magico

Halloween o Festa di Tutti i Santi, che dir si voglia, il 1 novembre viene infatti celebrato in tutta Italia e anche qui in Friuli Venezia Giulia, Ognissanti prevede molti riti sia religiosi, sia pagani.

Appunto il 1 novembre in Friuli, non il 31 ottobre in America o l’8 novembre dell’antica Roma.

Ok avete ragione pure voi, ma…

La data del 31 ottobre era secondo antiche usanze contadine, l’inizio di un periodo più lungo, che si concludeva nel giorno di San Martino, l’11 novembre. In tal periodo in tutta la nostra regione ma anche nella vicina Istria, si praticavano diversi rituali volti ad accogliere i defunti.

Questi dodici giorni erano un periodo magico, considerato una sorta di Capodanno agrario. Nel mondo rurale Infatti, non esistevano le quattro stagioni ma solamente due: l’inverno e l’estate. Proprio fine ottobre, inizio novembre erano considerati l’inizio della “brutta stagione”, del periodo più difficile nei campi.

Probabilmente tradizioni romane, a cui si associano anche le feste dedicate al dio Vertumno, (il 29 ottobre), dio del mutamento stagionale, associato alla maturazione dei frutti autunnali, andarono, via via a fondersi con la tradizione celtica del Samhain (o fine dell’estate), che corrispondeva ad una sorta Capodanno contadino.

Tradizioni celtiche in Friuli

L’anno celtico infatti terminava il primo novembre, quando i pastori riportavano il bestiame dai pascoli alle stalle e iniziava il lungo inverno. Gli uomini erano soliti tornare dal bosco verso la città usando come lanterne delle rape intagliate con delle braci all’interno, e lasciare poi torce e fiaccole fuori dagli usci insieme a cibo e latte per le anime dei defunti. Questa tradizione molto in voga in Inghilterra e Irlanda fu poi trasportata dai coloni nel nuovo mondo.

celebrazioni dei defunti in Friuli

Essendo una sorta di Capodanno i giorni del periodo magico erano anche tempo di pronostici e i morti stessi, di ritorno dall’oltretomba, si dice portassero queste divinazioni portati dai morti stessi.

Celebrazione dei defunti in Friuli Venezia Giulia

Guarda caso, nel tentativo di ridurre queste manifestazioni pagane, la festa di tutti i Santi fu spostata dal 13 maggio al 1 novembre, proprio in corrispondenza del Capodanno celtico, decretando poi il 2 novembre come giorno della celebrazione dei defunti.

Vabbè, ma le zucche? Ci arriviamo.

Se credenza popolare racconta che nel periodo magico i morti fanno ritorno nelle loro dimore allora bisogna attenderli e, anche se con un po’ di timore, accoglierli. Tutto deve essere fatto alla perfezione, cercando di non irritarli, ma anzi di ingraziarli.

Ovviamente l’accoglienza vari da zona a zona.

Jack o Lantern e le zucche intagliate in FVG

La zucca di Halloween, che nei paesi anglofoni viene chiamata col nome di “Jack-o’-lantern”, è uno degli oggetti e simboli principe della festività del 31 ottobre. Si tratta di una zucca scavata a mano, sulla cui superficie vengono intagliati i tratti di un volto, solitamente malefico e dal ghigno beffardo. Al suo interno, una volta svuotata della polpa e dei semi, viene riposta una candela che, accesa, consente di vedere i tratti intagliati anche in pieno buio.

Fonte wikipedia

Quasi ovunque sul territorio (nel goriziano ma anche a Trieste e in Istria, nonché in provincia di Udine e nel Friuli occidentale) c’è l’usanza di lasciare dei secchi colmi d’acqua per i morti, con un lume acceso e degli alimenti (generalmente pane) in modo che i morti potessero ristorarsi

Da questo alle zucche intagliate il passo è breve.

Se i morti fanno ritorno è meglio anche illuminare la strada della loro processione dal cimitero (per loro ma anche per evitare spiacevoli incontri ai vivi) fino alle antiche dimore e da qui la tradizione di lasciare zucche scavate e intagliate a volto umano (dette lumèresuche baruche o suche dei morti), illuminate dall’interno a fianco delle tombe.

I morti che tornano portano sì divinazioni, ma immancabilmente anche timore. Ecco allora la tradizione comune più o meno in tutta la regione (oggi praticamente scomparsa) di suonare le campane delle chiese per tutta la notte tra l’1 e il 2 novembre. Logicamente i defunti vanno aspettati e allora meglio radunarsi in preghiera o come quasi sempre succede nelle vigilie si cucinano piatti particolari, ma di questi magari parleremo il prossimo anno. Ricordatemelo!

Rimane ancora la questione di dolcetto o scherzetto. Quella almeno sarà tradizione tutta yankee?

Mah… Voi che dite?

In tutto il Friuli Venezia Giulia e anche in Istria era diffusa in questi giorni la questua.

Contadini, benestanti, capi di famiglia, artieri e mugnai, che in tutt’altra occasione si vergognerebbero di accettare la più piccola carità, in quel giorno, confusi ai poverelli, battono alla tua porta, e senza rossore ti domandano il pane dei morti” – .

Caterina Percoto – racconti
Ognissanti in FVG Fave triestine

Infatti nel goriziano ecco il panetto dei morti, nel triestino le Favette, ma anche fichi secchi e castagne tipici doni da elargire ai defunti ma anche a questi strani cortei che andavano via via bussando alle case accompagnando le richieste di cibo a formule rituali dall’alto valore simbolico.

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